sabato 23 ottobre 2010

"Basta con SPQR, per me vuol dire sono porci questi romani".
U.Bossi Ministro della Repubblica Italiana.

Nell'udire queste parole, questa ennesima offesa, si è scatenato dentro me il solito tourbilon di emozioni: sconcerto, incredulità, senso di superiorità, ridicolizzazione di un personaggio, e di un partito che sembrava innocuo, goliardico, e che ora governa il Paese. Ma poi di nuovo sconcerto, sconcerto, sconcerto... ed infine rabbia.
E' quest'ultimo sentimento che ispira questo mio sfogo, dunque chiedo scusa a me stesso se non sarò in grado di mantenere quella calma e quell'equilibrio che mi contraddistinguono abitualmente.
Io non sono arrabbiato con Umberto Bossi. Non per quello che dice, almeno.   Come si può dar credito ad un ignorante, arrogante, sporco, maleducato, come lui. Come posso pretendere di sentire qualcosa di intelligente da uno che, colpito dalla disgrazia di avere un figlio più minus sapiens di lui (cosa contraria ad ogni naturale legge dell’evoluzione) lo butta nella mischia invece di nasconderlo. Come può uno così capire cosa significhi SENATO E POPOLO.
 
Come potrebbe provare ammirazione, orgoglio,  per  avere come Capitale una città in cui  si era capito con quasi 2000 anni di anticipo l’importanza e la necessità della sovranità del popolo.
No Bossi, così come tutta quella masnada di beoti che lo accompagnano non mi fanno arrabbiare.
Io mi incazzo con Alemanno, con il primo cittadino di ROMA.
Io mi incazzo per il suo non essere un uomo, dignitoso, forte, fiero, (ma come non era un picchiatore fascista?) come il sindaco della città che per centinaia di anni è stata definita “caput mundi” dovrebbe essere.
Io mi incazzo con lui quando sente dire “abbiamo votato per “Roma Capitale” perché Alemanno piangeva tutti i giorni” e non risponde. E non urla a piena voce che Roma è capitale. E lo è per la sua storia, lo è anche grazie alla fatica e al sacrificio di persone come Garibaldi, Mazzini, Ciceruacchio, Mameli, Righetto e di tutti quelli che sono morti per ideali di libertà e di unità nazionale.
Io mi incazzo con lui quando il massimo che riesce a dire è: “scriverò a Berlusconi”!
Per dirgli cosa “ mammina umbertino mi ha detto una parolaccia?"   Inetto.
Mi incazzo con la sua mammina, con Berlusconi, perché aveva promesso un “nuovo miracolo italiano”, che avrebbe guidato il Paese verso un futuro roseo, che avrebbe girato pagina e messo alle spalle tutto lo schifo della così detta Prima Repubblica (andò sta la seconda?).
Mi incazzo perché dopo 10 anni (dico 10!!!)  Governa un Paese allo sbando, in ginocchio, in compagnia di ministri corrotti che non sanno chi gli ha “regalato” la casa, sottosegretari che inciuci ano con boss della camorra, vallette della tv e ragazzine che fanno carriera politica grazie alle loro particolari capacità oratorie ( cicero ora pro nobis).  Ministri che cantano "abbiamo un sogno nel cuore, bruciamo il tricolore!", che parlano di secessione, che mi danno del ladro, del porco. (ma i loro sporchi affari li vengono a fare eccome nei palazzi di questa troppo tollerante città). Mi incazzo con Berlusconi ( numero tessera P2 1816)  perché l’unica promessa che ha mantenuto è quella di governare il Paese come fosse una sua azienda.
Mi incazzo con lui perché tutto quello che fa e dice ci ridicolizza agl’occhi della comunità internazionale.
Mi incazzo con lui perché non ci dice di chi sono i soldi grazie ai quali “si è fatto da solo”.

Perché non spiega perché un latitante mafioso viveva a casa sua.
Mi incazzo perché quando i suoi più vicini collaboratori vengono presi con le mani nella marmellata mentre speculano sui morti e sui senza tetto dell’Acquila , li definisce quattro pensionati sfigati.
Mi incazzo con Fini, con Casini, e con tutti quelli che per anni non lo hanno arginato, che lo hanno servito, che sono stati zitti, ma soprattutto che, una volta entrati nelle alte sfere del potere, (più Fini che Casini, quest’ultimo da buon ex democristiano già ci stava) si sono comportati come lui, prediligendo lo sfarzo, le amanti e, cosa ancor più grave, come dei polli, in modo da essere ricattati o azzittiti al primo sintomo di ribellione.
Mi incazzo con la mia famiglia, e con tutti quelli come loro, che educati a credere a concetti come Dio e Patria, portatori sani di principi di lealtà, trasparenza, rispetto delle leggi, continuano a credere ad un impostore, un sovvertitore di tutti quegl’ideali e quei comportamenti che fin da piccolo mi hanno insegnato.
Ma mi incazzo ancora di più con l’opposizione (quale), con la sinistra, con quei miseri cattobuonistiricchicomunisti.
Mi incazzo con Prodi (massone anche lui), per essere stato il perfetto alter ego del Berlusconismo. Inciucione, mortadellaro, svenditore di beni pubblici in favore di amici ed amichetti. Svenditore della nostra moneta, del nostro sistema bancario, divenuto cancro che toglie ai poveri per dare ai ricchi con il benestare delle istituzioni.
Con Baffetto bicameralvelista.
Mi incazzo con Veltroni, che fa rima con Berlusconi e televisioni. (per chi non capisse consiglio la lettura de “il baratto” di Michele de Lucia ed. kaos)   Mi incazzo con Mastella, perché da ministro della giustizia, con Prodi primo ministro (dopo il primo governo Berlusconi, quello dei sei mesi) ha posto in essere tutte le leggi che erano nel programma personalissimo del premier caduto. Ma anche con tutti quelli che lo hanno seguito, per non aver abrogato una, dico una, di quelle leggi da loro definite “vergogna” e/o “ad personam”in campagna elettorale.
Mi incazzo con i membri della sinistra italiana per aver parlato di conflitto di interessi solo nel salottino televisivo di quel lecca culi di zzzzzzzz Vespa, ma non hanno fatto nulla per risolverlo quando erano al governo.
Mi incazzo con gli elettori di sinistra perché ancora credono nei valori della rivoluzione, ancora credono di votare per chi crede in ciò che credono loro. Perché eleggono a nuovo eroe Nichi Vendola, ignorando che stringe accordi con Don Verzè, socio tra gl’altri di Berlusconi, consegnando di fatto la sanità della puglia ai privati (come Storace prima e Marrazzo poi nel Lazio o Bassolino in Campania).
Mi incazzo con Grillo per la sua opposizione chiassosa ma mai realmente incisiva.
Mi incazzo con gli Italiani che permettono tutto questo. Pecoroni, individualisti, che meglio a te che a me… 
 Mi fa incazzare il tanto non cambia niente, il mo te frego io che ce la so lunga. Mi fanno incazzare gli Italiani “furbetti” lobotomizzati… gli Italiani datemi Fiorello e Panariello alla tv… quelli del che mi frega se tutto va a rotoli, c’è l’isola dei famosi, san remo… il grande fratello, e non si accorgono che siamo noi i protagonisti del grande fratello.
Mi fanno incazzare i romani che si sentono tali solo quando vanno in trasferta. Fieri solo quando c’è da dire Lazio merda o Roma merda. Ma mai uniti, forti, spavaldi quando in Parlamento, non allo stadio, ci insultano, denigrano, derubano.
Insomma cazzo, dividi et impera lo dicevamo noi… possibile che dobbiamo essere schiavi di quattro pezzenti che vengono a casa nostra, magnano, bevono con i nostri soldi, ci insultano, ci scopano le figlie… ( mi fanno incazzare quei padri che accompagnano la figlia fin dentro l’aereo che la porterà in una villa in Sardegna; tanto poi sarà parlamentare).
Mi incazzo perché quelli che ci credevano in passato, di destra o di sinistra, sono morti per i loro ideali, e mi incazzo perché la maggior parte dei sopravvissuti ora fanno parte di quel sistema che hanno combattuto.
Mi incazzo perché non capisco come sia possibile che la mia generazione non pensa, non si interessa.
Ma soprattutto mi incazzo con me stesso.
Perché non riesco a coinvolgere persone sane, in gamba in qualcosa di nuovo. Perché non riesco ad innescare sentimenti forti, voglia di rivoluzione, di ribellione. Una rivoluzione che non parte ne dal basso ne dall’alto… ma dal dentro. La rivoluzione del proprio modo di essere, di vivere, di partecipare, di unirsi, di lottare.
Mi incazzo con me stesso perché non riesco ad essere convincente quando dico che non è più il tempo del “so de destra”,” so de sinistra”. Perché Loro non lo sono. Loro non sono niente. Corrotti nel cuore prima ancora che nel portafoglio.
Mi incazzo con me stesso perché ogni tanto penso che ha ragione mia moglie a dire che bisognerebbe partire da qui invece di far capire a lei che se ti allontani da un incendio senza provare a spegnerlo prima o poi il vento te lo riporta davanti.
Si Roma brucia, ed io preparo i secchi d'acqua.

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